
Negli ultimi giorni i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi si sono mossi in modo insolito.
E quando un mercato storicamente “controllato” come quello giapponese inizia a cambiare passo… vale la pena fermarsi un attimo e capire cosa sta succedendo.
Non perché dobbiamo correre a comprare o vendere Giappone.
Ma perché certe dinamiche, quando partono, possono influenzare i capitali globali (e quindi anche i portafogli europei).
📈 Un segnale che non è “normale”
In un mercato obbligazionario maturo, i tassi salgono e scendono sempre.
Ma quando la curva si muove tutta insieme e soprattutto quando le scadenze lunghe accelerano, significa che il mercato sta richiedendo un premio di rischio più alto.
👉 In altre parole: la fiducia nella stabilità del sistema si sta riducendo.

📌 Figura 1 – Rendimenti JGB 10/20/30 anni: l’accelerazione sulla parte lunga della curva– immagine presa da TradingView
🌍 Perché il Giappone conta più di quanto pensiamo
Il Giappone non è solo “un altro Paese” tra i tanti.
È uno dei più grandi detentori e fornitori di capitale del mondo.
Quando in Giappone i rendimenti restano bassissimi, molti investitori giapponesi cercano opportunità altrove: USA, Europa, obbligazionario corporate globale.
Quando invece i rendimenti domestici risalgono, una parte di quei flussi può rientrare.
E quando i flussi globali cambiano direzione, anche i mercati occidentali lo sentono.
🧓 Il Giappone è uno specchio del futuro dell’Occidente
C’è un motivo per cui tanti analisti guardano sempre al Giappone: spesso anticipa ciò che poi vediamo anche da noi.
- popolazione che invecchia
- debito pubblico in aumento
- banca centrale sempre più vincolata dalle conseguenze delle sue stesse scelte
È come se il Giappone fosse un laboratorio finanziario a cielo aperto.
📚 Come ci siamo arrivati: la storia del “grande esperimento giapponese”
Per capire l’oggi, bisogna fare un salto indietro.
Negli anni ’80 il Giappone era una potenza industriale mondiale, con export fortissimo e un mercato azionario rilevante anche negli indici globali.
Poi, nel 1985, con il Plaza Accord, lo yen si rafforza pesantemente e l’export rallenta.
Per reagire, arrivano tassi più bassi e credito più facile… ma questo crea il terreno perfetto per una bolla.
E quando la bolla immobiliare e azionaria esplode, il Paese entra in una fase che molti ricordano come “decenni perduti”: crescita piatta, mercati depressi e politiche economiche sempre più espansive.

Figura 2 – Nikkei 225 e USDJPY: bolla, crollo e trent’anni di crescita a zero– fonte TradingView
🏦 Tassi a zero per decenni: una scelta che lascia conseguenze
Dopo lo scoppio della bolla, il Giappone ha fatto qualcosa che allora sembrava quasi “fantascienza”:
- tassi portati a zero
- politiche monetarie ultra-espansive
- e interventi sempre più forti della banca centrale
Questo ha permesso al sistema di “stare in piedi”, ma ha anche creato un equilibrio molto delicato.
📌 “BOJ Overnight Call Rate”

Figura 3 – BOJ Overnight Call Rate: decenni di tassi prossimi allo zero- fonte Global-rates.com
⚠️ Quando la banca centrale diventa “troppo grande”
Negli anni più recenti, la Bank of Japan ha aumentato ancora di più la pressione sull’acceleratore:
- acquisti massicci di titoli di Stato
- controllo diretto della curva dei rendimenti
- acquisti anche su ETF azionari
Il risultato è un mercato obbligazionario che, progressivamente, ha perso una parte della sua “normalità”.
Quando una banca centrale detiene una quota enorme delle obbligazioni in circolazione, la liquidità diminuisce… e quando cambiano le condizioni, l’aggiustamento può diventare brusco.
🔥 Il cambio di scenario: l’inflazione ritorna (anche dove non te l’aspetti)
Il vero problema è che per anni il Giappone ha convissuto con inflazione quasi assente.
Poi, dopo la pandemia, i prezzi hanno iniziato a salire anche lì.
E qui nasce il paradosso:
- USA ed Europa hanno potuto alzare i tassi per combattere l’inflazione
- il Giappone ha avuto le mani molto più legate, perché alzare troppo i tassi può far saltare l’equilibrio sul debito pubblico
Quando per trent’anni costruisci un sistema su tassi bassissimi, poi uscire “in fretta” diventa complicato.
💣 Il rischio vero: politica fiscale e monetaria non possono tirare in direzioni opposte
Quando uno Stato ha tanto debito, ogni rialzo dei tassi diventa un tema enorme.
E quando il mercato chiede prudenza, non è semplice mantenere politiche fiscali aggressive senza pagare un prezzo sui rendimenti.
La storia insegna una cosa semplice:
se politica fiscale e politica monetaria entrano in conflitto, prima o poi il mercato presenta il conto.
🇺🇸🇪🇺 La lezione per USA ed Europa (e per chi investe oggi)
Il Giappone ci ricorda cosa succede quando si mettono insieme:
- debito elevato
- banca centrale ultra-interventista
- politiche espansive per troppi anni
- ritorno dell’inflazione
In quel momento, il mercato torna a fare il suo lavoro: chiedere un premio per il rischio.
E spesso lo fa con una velocità che sorprende tutti.
🧠 Cosa significa per un risparmiatore italiano (in modo pratico)
Questa non è una notizia “da telegiornale”. È una notizia da portafoglio.
📌 Ecco tre implicazioni concrete:
✅ 1) Attenzione alle obbligazioni molto lunghe
Quando i tassi salgono, le scadenze lunghe soffrono di più.
✅ 2) Diversificare non significa “avere tanti strumenti”
Significa avere strumenti che reagiscono in modo diverso nei vari scenari.
✅ 3) Controllare la duration è una forma di protezione
Molti investitori pensano che “obbligazionario = tranquillo”.
Ma se la duration è troppo alta, anche l’obbligazionario può diventare nervoso.
📌 In breve (3 cose da ricordare)
- il Giappone non è un mercato secondario: è un pilastro dei flussi globali
- il ritorno dell’inflazione mette in crisi equilibri costruiti su tassi a zero
- quando i rendimenti si muovono velocemente, bisogna guardare subito al rischio tasso (duration)
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💼 Articolo a cura di Francesco Ceriani, Consulente Finanziario Indipendente – Aiuto le persone a far crescere i loro risparmi senza sprechi e senza conflitti di interesse.